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E se non fossimo sbagliati, ma semplicemente incompleti?
Nuni Burgio
Abstract
La letteratura scientifica raccolta in Atlantis parla quasi sempre di bambini perché è nell'infanzia che il sistema nervoso costruisce le sue fondamenta. Ma i riflessi primitivi non integrati, i sistemi sensoriali immaturi, gli schemi motori incompleti — non scompaiono da soli con l'età. Sono mascherati sotto comportamenti adattivi e strategie di sopravvivenza. Quando leggi "bambino" mettici pure il tuo nome, se quel che leggi , con le opportune traslazioni, ti riguarda.
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Talvolta piccole o grandi difficoltà possono essere riconducibili a pezzetti di sviluppo delle abilità, rimasti come "appesi".
Le abilità sono funzionamenti neurologici in grado di farti fare quel che vuoi fare (leggere, scrivere, fare conti, capire quel che leggi, produrre dei testi... camminare, ridere, correre, saltare, decidere, difenderti... sono migliaia, le abilità)
Senza questi strumenti non si va da nessuna parte, nemmeno se lo vuoi, nemmeno se ci credi, nemmeno se lo desideri, nemmeno se ti eserciti, nemmeno se mediti, nemmeno se fai percorsi spirituali o preghi.
Un po' di sistema vestibolare immaturo, un sostegno cefalico non ancora integrato, un riflesso di moro che bussa ad ogni piè sospinto... ed ecco stress, disagio, la ricerca di traumi infantili, vagonate di sensi di colpa e tanta impotenza. Ci si da dentro con le ipotesi più ardite.
Se interroghiamo il corpo e le sue abilitazioni, potremmo trovare un riflesso di sviluppo, una sfumatura di integrazione bilaterale, qualche pezzettino di sistema sensomotorio non ancora maturato.
In una fisiologica prospettiva, possiamo cosi ipotizzare che non siamo necessariamente "falliti", "sbagliati", "asperger", "incapaci", "timidi", "buoni a nulla", "traumatizzati" o "caratterialmente rigidi": forse abbiamo un profilo di sviluppo con dei pezzetti che non sono ancora integrati e forse possiamo ancora recuperarli.
Esempio: Se vogliamo correre ma abbiamo passato la vita seduti ad una scrivania, e dopo tre minuti di corsa ci stanchiamo, non siamo inetti... siamo solo "non allenati". La soluzione? Allenarci. E se l'allenamento ci distrugge? Andiamo a vedere se l'abilità "corsa in schema incrociato" ce l'abbiamo oppure no. Se non c'è, forse non abbiamo ancora maturato schemi di movimento che ci consentono di correre senza crollare di fatica, al punto da farci odiare la corsa. Possiamo cercare a quel punto, un aiuto, la comprensione del meccanismo di sviluppo o una quotidianità più favorevole al nostro benessere.
Questo è solo un esempio, puoi applicarlo alle tue difficoltà con la matematica, con le lingue straniere, con la tua difficoltà a stare dritto, con la tua difficoltà ad esprimerti, con il tuo impaccio motorio, con la tua rigidità fisica o caratteriale, la difficoltà a seguire una lezione o a esporla, a memorizzare i testi, ad essere disinvolto, a non farti paralizzare da un bullo...
Prima di interrogarci "oltre la fisiologia" occorre essere certi che che la "fisiologia" sia a posto, per fare pace con la nostra vita e col mondo.