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ATLANTIS Letteratura Scientifica del Fisiosviluppo umano

Primitive Reflex Activity in Relation to Motor Skills in Healthy Preschool Children

Attività dei riflessi primitivi e abilità motorie nei bambini prescolari sani

Pecuch, A.; Gieysztor, E.; Wolańska, E.; Telenga, M.; Paprocka-Borowicz, M.
2021  |  Brain Sciences, Vol. 11, Issue 8  |  articolo  |  DOI: 10.3390/brainsci11080967

Abstract
Lo sviluppo psicomotorio del primo anno di vita è reso possibile dall'attività e dalla progressiva integrazione dei riflessi primitivi. Questi riflessi fanno la loro comparsa durante la vita fetale e si susseguono, via via integrandosi, svolgendo una funzione essenziale nella sopravvivenza e nell'interazione del neonato con l'ambiente. Al loro posto emergono le reazioni posturali più mature, che accompagnano la persona per tutta la vita. Quando questo processo non si completa nei tempi fisiologici, i riflessi primitivi rimangono attivi. E la loro presenza in età prescolare e scolare è un indicatore di immaturità neuromotoria con ricadute misurabili: difficoltà di apprendimento — lettura, scrittura, calcolo, dislessia — difficoltà di coordinazione, deficit di attenzione. Questo studio, parte del progetto PRACS (Primitive Reflexes and All Children Sphere) dell'Università Medica di Wrocław, ha esaminato 112 bambini polacchi sani tra i 4 e i 6 anni. L'obiettivo era preciso: misurare l'attività di tre riflessi tonici — ATNR, STNR e TLR — in bambini senza diagnosi, e metterla in relazione con le loro capacità motorie valutate con il test standardizzato MOT 4-6, che misura coordinazione ed equilibrio. I risultati mostrano che il 65% dei bambini presenta riflessi primitivi attivi a livello residuale. Solo l'11% non ha riflessi retained. La correlazione statistica tra attività riflessiva e performance motoria è inversa e significativa (p < 0,05, r = −0,33): più alta è l'attività riflessiva, più bassa è l'efficienza motoria. Il modello di regressione multipla conferma che con l'avanzare dell'età e la diminuzione dell'attività riflessiva le abilità motorie migliorano — ma questo vale nei bambini in cui l'integrazione procede spontaneamente. Nei bambini con livelli più elevati di attività riflessiva, l'attesa non è sufficiente. Il dato che dà peso allo studio è che si tratta di bambini senza diagnosi.

Commentario
Un bambino che inciampa spesso, che fatica a prendere la palla, che tiene il corpo rigido quando cammina, che non riesce a stare seduto senza appoggiarsi o dimenarsi — non è un bambino maldestro. È un bambino il cui sistema nervoso sta ancora gestendo risposte automatiche che avrebbero dovuto concludersi molto prima. I riflessi primitivi non sono un concetto astratto. Sono movimenti che il corpo del neonato conosce già nell'utero — rotazioni del capo, estensioni degli arti, reazioni di difesa — e che nei primi mesi di vita svolgono una funzione precisa. Poi, quando il sistema nervoso matura, si ritirano. O almeno dovrebbero. Quando non lo fanno, rimangono come un sottofondo sempre attivo: ogni volta che il bambino muove la testa, o cambia postura, o cerca di concentrarsi, una parte del suo sistema nervoso risponde ancora in modo automatico, sottraendo risorse a tutto il resto. Questo studio lo misura su bambini sani, senza nessuna diagnosi. E mostra che la presenza di riflessi attivi in età prescolare è comune — ma non è indifferente. La differenza la fa quanto sono attivi e quanti sono presenti contemporaneamente. Un bambino con poca attività riflessiva residua è probabilmente sulla strada giusta. Un bambino con molta, già a quattro anni, mostra difficoltà motorie reali — nell'equilibrio, nella coordinazione, nella gestione del corpo nello spazio. Per un genitore, questo significa che osservare come si muove il proprio figlio — non solo cosa sa fare, ma come lo fa, con quanta fatica, con quanta rigidità o goffaggine — è già informazione. Non per allarmarsi, ma per non aspettare troppo a lungo che le cose si sistemino da sole.

🌿L'Articolo è in formato A4, già pronto da allegare o stampare.